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Valentyna Ohurtsova: racconto come immaginario

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Valentyna Ohurtsova a Desenzano del Garda, a cura di Gabriele Salvatore di Artemente Gallery.

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   L’uso del colore riveste un ruolo primario nella definizione dell’opera di Valentyna Ohurtsova, attraverso una tavolozza essenziale, spesso caratterizzata da contrasti misurati e accostamenti calibrati, che rafforzano la scansione dello spazio dove la luce non viene ritratta in modo oggettivo, ma emerge dal rapporto tra le forme e dalle variazioni tonali, amplificando l’intuizione della profondità e del ritmo sottrattivo. La sua produzione si distingue per una rigorosa ricerca che richiama le sensibilità contemporanee in una sintesi di grande efficacia, in cui l’artista invita il fruitore a una esperienza che favorisce una riflessione sul concetto di ordine, misura e simmetria, e i suoi dipinti testimoniano come l’Astrattismo Lirico nel considerare l’arte in un discorso sull’effettività e non una sua semplice riproduzione, continui ad essere un modus operandi attuale e vitale, idoneo a coniugare rigore progettuale ed espressione poetica, offrendo nuove possibilità di esegesi della realtà.

   Valentyna Ohurtsova, dunque, ne recupera i principi fondamentali e li riesamina prediligendo la logica e l’equilibrio convenzionale, e l’uso rigoroso di proporzioni nella sintesi del colore, di mescolanze e di composizione, con tinte piatte per esaltare l’imprescindibilità della superficie pittorica costruita mediante campiture compatte e contorni netti, affidando il proprio messaggio a un linguaggio visivo basato sulla libera combinazione di linee.  Così la sua realtà oggettiva diventa soggettiva mantenendone percepibili dei segmenti, allargando alle arti tutte un dibattito tra filosofia e letteratura tra presenza e assenza di soggetti nel respiro vibrante di superfici in movimento, dove i contrasti cromatici dell’una trovano riscontro e continuità nell’altra, rendendo il corso identificativo nei particolari che si aggregano in condizioni altre dalle precedenti pur in trasmissioni comuni di un fine, di un contesto quasi figurato.

   Le sue opere per l’appunto si sviluppano lungo una sequenza temporale che affonda le radici nel superare l’idea del mondo visibile e accedere a una grandezza universale dell’arte, nella tensione verso uno stile come mezzo per lavori realizzati mediante rapporti modulari in modelli percettivi, dove echi sperimentativi convergono in una proiezione unitaria non soltanto per una funzione estetica, ma per un principio costruttivo capace di disciplinare il piano e di instaurare un dialogo armonioso tra pieno e vuoto, colore e linea, staticità e dinamismo. Nelle sue creazioni, infatti, emerge una concezione come sistema aperto di relazioni, in cui l’impressione completa la disposizione a trasmettere emozioni, e là dove è arricchita dalla presenza dell’oro, ciò conferisce una ampiezza preziosa e quasi sacrale, giacché non svolge una funzione accessoria, ma richiama una tradizione che va dalle miniature medievali alle icone bizantine, trasformando la tela in un luogo senza tempo.

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   Considerando l’insieme dell’ingegno creativo di Ohurtsova emerge un codice coerente non e unicamente per un astrattismo puramente geometrico, ma per un aspetto di astrazione che sembra dialogare con Paul Klee e Joan Miró, con l’illustrazione fiabesca del primo Novecento e con la cultura come struttura del disegno, ossia un luogo in cui simboli, natura e ispirazione si incontrano, per l’uso di forme biomorfe, segni stellari e figure sospese in uno spazio cosmico. E soprattutto c’è una simbiosi tra segno pittorico e un racconto, una storia senza parole, in una costante indagine sull’ordine di processi cognitivi, intesa non come ordinario esercizio artistico, ma come strumento per esplorare un canone autonomo nel dar vita a significati in cui ogni elemento contribuisce alla costruzione di una funzione descrittiva in grado di definire alternanze per un campo mentale.

   C’è per di più una iconografia che vede nella morale esistenziale un dispositivo metaforico a scoprire archetipi, paure e desideri collettivi che evocano una fantasia sospesa tra memoria e partecipazione, dove la narrazione incantata e magica diventa allegoria della condizione umana e strumento di interpretazione del presente, ed è questo il motivo per cui le immagini descritte sono dirette e di immediata comprensione. Perché, scrive Valentyna Ohurtsova, “cerco di rappresentare attraverso le mie opere, mondi paralleli, entità estranee alla nostra, ma raggiungibili attraverso la dimensione onirica, in un approccio che contraddistingue sempre le mie tele”, in cui “vorrei presentare il significato di rinascita, invitando l’osservatore a reinventarsi senza spirito di ritorno in una costante evoluzione che non guardi mai al passato, bensì a concentrarsi sul divenire”.

   D’altro canto l’universo poetico e visionario della nostra artista, di origine russa ma veneziana d’adozione, popolato da forme curve e colori intensi, generano una successione che accompagna lo sguardo in una decodifica progressiva, come se ogni elemento costituisse un capitolo di una cronaca più ampia, una ambiguità figurativa che emerge e scompare nello stesso tempo, invitando a una ermeneutica stratificata, che nasce dalla libera associazione di forme e dall’emersione dell’inconscio, perché non raffigura una storia specifica, o almeno non semplicemente, ma costruisce le condizioni affinché il resoconto possa configurarsi nella mente dello spettatore come paesaggio sorprendente e straordinario. Perciò ravvisiamo l’interesse di un confronto carico di una energia che non lascia margine a diversi esiti se non quelli di una sintonia che pervade i suoi quadri, come per le pagine di un libro dove l’artista mette a disposizione di chi legge un suo canovaccio, quadro nel quadro a comporre scene come per un cantastorie, in una concretezza resa essenziale, tra invenzione e lirismo.

   Pertanto Valentyna Ohurtsova è artista dalle raffinate sintesi formali che convivono in un bilanciamento sospeso nella meraviglia, che guida la prospettiva all’interno di ogni sua esternazione critica che si riferisce al messaggio, all’intento concettuale, e introduce quel volume legato all’estro che richiama anche il tema del cammino, il passaggio dalla conoscenza ordinaria alla scoperta di un mondo altro, come area di prova, smarrimento e mutamento, nella sua attitudine di stimolare l’autodeterminazione e suscitare l’autonomia e la libertà nell’arte contemporanea. E così l’artista Ohurtsova non si pone tanto la questione di indipendenza, ma vi sostituisce un proposito, giacché “una carta del mondo che non contiene il paese dell’Utopia non è degna nemmeno di uno sguardo, perché non contempla il solo paese al quale l’umanità approda di continuo”, ha scritto Oscar Wilde.

Valentyna Ohurtsova “Tempio del sole”, Ristorante Italia di Desenzano del Garda (Brescia), Piazza Giuseppe Malvezzi 19, Desenzano del Garda (Brescia), dal 12 settembre all’11 ottobre 2026. Ingresso libero.

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