Direttore Andrea Barretta

L’arte che vale milioni?

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Cesso cattelan 1
L'arte che vale milioni? 2

Dalla fine del Novecento predomina un’antibellezza che avvera una anti arte dedita a giustapposizioni enigmatiche e posizioni a creare il caos. Come in un normale andare e ritornare a vuote enunciazioni, a volgere lo sguardo a una forma espressiva di un’arte post-concettuale che rinunciando a estetica e canoni non fa altro che andare verso il brutto e l’inutile. Così la mancanza di voci ufficiali e coerenti che non favorisce il crescente interesse per più forme oggettuali fa sì che, di fatto, sostitioscono l’assenza di sostanza, mischiando archetipi e simbologie da decifrare, non produce progresso, ma un cavallo di Troia nel sistema arte. Come per grandi installazioni in enormi spazi che però lasciano il vuoto. Artisti celebrati come star internazionali – quelli che la parola trasforma in icone del mondo dell’arte – che sono arrivati in musei e istituzioni per minare dall’interno la bellezza, mentre altri artisti seppure bravi non riescono a emergere. Altri che molto hanno da dire, sopraffatti dai proclami del potere mediatico in una propaganda suadente, giunti dentro le mura che per secoli avevano conservato l’identità dell’arte, e di notte – perché il silenzio degli intellettuali è assordante – ne hanno portato la distruzione. Tanto che la nuova narrazione del Duemila subisce inevitabilmente sempre più esempi sterili d’inventiva, da avanspettacolo, con scenografie imponenti, mentre emerge un mercato con milioni di euro e di dollari, proiettando l’arte nello spazio di tecniche eterogenee che nulla hanno in comune né con l’arte, né con la bellezza, con atteggiamenti strambi nel sovvertire un repertorio di apparenze inteso come libertà di escogitare piuttosto che di concepire, oltre a ripetere cose già viste e già fatte nel tempo delle avanguardie, nel rievocare piuttosto che argomentare.

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